Pasquino e le statue parlanti di Roma: storia della satira
Pasquino — Piazza di Pasquino
Indirizzo: Piazza di Pasquino, a due passi da Piazza Navona.
Cosa lo rende speciale: È la statua parlante più celebre di Roma, tanto che le satire anonime contro i potenti presero proprio il nome di “pasquinate”. Si tratta di un frammento ellenistico del III secolo a.C., ritrovato nel 1501 durante i lavori di pavimentazione di quella che allora si chiamava Piazza di Parione. Il cardinale Oliviero Carafa, che risiedeva nel palazzo adiacente, insistette per salvarlo e lo fece collocare sull’angolo dove si trova ancora oggi.
La tradizione vuole che di notte i romani appendessero al collo della statua fogli con versi satirici — spesso feroci, sempre anonimi — contro papi, cardinali e nobili. Le guardie li rimuovevano all’alba, ma solo dopo che mezza Roma li aveva già letti. Diversi pontefici tentarono di eliminarla: Adriano VI minacciò di gettarla nel Tevere, Benedetto XIII la fece sorvegliare giorno e notte. Niente da fare: le pasquinate riapparivano puntuali.
Da non perdere: Ancora oggi Pasquino è l’unica statua parlante ancora “in attività”: accanto alla statua c’è una bacheca dove i romani continuano ad affiggere satire e commenti sulla politica contemporanea. Se arrivi da Piazza Navona, ti bastano due minuti a piedi: imbocca Via di Pasquino e sei arrivato.
Marforio — Musei Capitolini
Indirizzo: Cortile di Palazzo Nuovo, Musei Capitolini, Piazza del Campidoglio.
Cosa lo rende speciale: Enorme statua marmorea di 6 metri, risalente al I secolo d.C., raffigura probabilmente il dio Oceano o una divinità fluviale. Fu rinvenuta nell’area del Foro di Marte (Martis Forum), da cui il nome “Marforio”. È sempre stato considerato la “spalla” di Pasquino: nelle satire i due dialogavano a distanza in un botta e risposta che attraversava idealmente tutta Roma.
Da provare: La statua è inserita nel percorso di visita dei Musei Capitolini. Vale la pena cercarla nel cortile: la conchiglia che stringe nella mano destra (aggiunta nel restauro del 1594) e la posa semisdraiata la rendono inconfondibile.
Madama Lucrezia — Piazza San Marco
Indirizzo: Angolo tra Piazza San Marco e Palazzo Venezia, a pochi passi da Piazza Venezia.
Cosa la rende speciale: È l’unica donna della “Congrega degli Arguti” — il nome collettivo delle statue parlanti. Un colossale busto di epoca romana, alto circa 3 metri con il basamento, che secondo la tradizione fu donato a Lucrezia d’Alagno, la favorita di Alfonso V d’Aragona. L’ipotesi più accreditata è che raffiguri la dea Iside o una sua sacerdotessa.
Da non perdere: Fino ai primi del Novecento, il 1° maggio attorno a Madama Lucrezia si teneva il “Ballo dei Guitti”, una festa popolare con ghirlande di aglio e peperoncino appese al collo della statua. Due pasquinate celebri legate a lei: “La morte entrò attraverso i cancelli” su Gregorio XIV, e “Non ne posso veder più” durante la Repubblica Romana del 1799.
Abate Luigi — Piazza Vidoni
Indirizzo: Piazza Vidoni, addossato al fianco della Basilica di Sant’Andrea della Valle.
Cosa lo rende speciale: Statua tardo-romana raffigurante un magistrato in toga, rinvenuta durante gli scavi per Palazzo Vidoni Caffarelli nell’area del Teatro di Pompeo. Il nomignolo glielo diede il popolo: il personaggio somigliava al sagrestano della vicina chiesa del Sudario, conosciuto appunto come Abate Luigi.
Sul basamento campeggia un’iscrizione diventata famosa: “Fui dell’antica Roma un cittadino / Ora Abate Luigi ognun mi chiama / Nelle satire urbane eterna fama”. La statua ha subìto diverse decapitazioni vandaliche: in occasione di una testa ritrovata nel 1966, “parlò” per l’ultima volta con una pasquinata all’indirizzo dell’ignoto vandalo.
Da provare: Approfitta della sosta per entrare nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, uno dei capolavori del barocco romano con affreschi del Domenichino e di Lanfranco.
Fontana del Babuino — Via del Babuino
Indirizzo: Via del Babuino 49a, a fianco della chiesa di Sant’Atanasio dei Greci, tra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo.
Cosa lo rende speciale: Raffigura un Sileno sdraiato, divinità fluviale così brutta e deforme che i romani la soprannominarono “babbuino” — come una scimmia. Fu papa Gregorio XIII nel 1576 a concedere l’acqua dell’acquedotto Vergine per realizzare la fontana pubblica. La statua piacque così tanto (o così poco) che l’intera strada cambiò nome: da Via Paolina divenne Via del Babuino, nome che conserva tuttora.
Anche il Babuino ebbe le sue pasquinate — qui chiamate “babbuinate” — affisse nottetempo per colpire i potenti. Dopo decenni di abbandono, la fontana fu restaurata e ricollocata nella sua via nel 1957 grazie a una mobilitazione dei cittadini.
Fontana del Facchino — Via Lata
Indirizzo: Via Lata, sul fianco laterale di Palazzo de Carolis Simonetti (oggi sede della Banca di Roma), a pochi passi da Via del Corso.
Cosa lo rende speciale: È la più giovane delle sei statue parlanti: fu realizzata intorno al 1580 da maestranze fiorentine su disegno di Jacopo Del Conte. Raffigura un “acquarolo” — i facchini che attingevano acqua alle fontane pubbliche per rivenderla porta a porta, mestiere che nel Cinquecento aveva una propria corporazione riconosciuta.
Il viso è danneggiato e il naso mancante: secondo la credenza popolare dell’epoca, la statua rappresentava Martin Lutero, e i passanti vi si accanivano lanciando pietre. Originariamente si trovava su Via del Corso, accanto alla Basilica di Santa Maria in Via Lata; nel 1874 fu spostata nella posizione attuale, perdendo la vasca a conchiglia originale.